Milano 1959. Il quartiere di Brera è la piccola Montparnasse della 'capitale' lombarda.
In quel mondo pirotecnico che gravita attorno all'Accademia di Belle Arti, bar, trattorie e gallerie d'arte s'improvvisano giorno e notte cenacoli per artisti, scrittori e pittori, dove si discute, si crea, si litiga, si scrivono pagine della cultura italiana.
Salvatore Quasimodo, nel suo bilocale di corso Garibaldi, riceve l'annuncio del Premio Nobel.
La senatrice Merlin fa traslocare per legge e per sempre le case d'appuntamenti e via Fiori Chiari perde il
sottile fascino del peccato e il primato delle 'ragazze' migliori di Milano. 

Il 12 marzo di quell'anno, proprio in via Fiori Chiari, la famiglia toscana Meacci appende l'insegna "La Torre di Pisa" dove per anni era stata la Trattoria da Omero.
Cinque vetrinone con tendaggi a motivi campestri,
quattro salette al profumo di spezzatino, trippa, polpettine, salsicce e fagioli, torta di mele.
Menu genuino e generoso, tavolacci massicci e prezzi popolari come si legge nella lista del 1962 conservata oggi sotto vetro. Dieci quindici coperti il giorno, quasi tutti operai, chiamati a chiudere le ferite che Brera portava ancora dalla seconda guerra, e piccoli gruppi d'impiegati della vicina Accademia.
La fortuna arriva a mezzogiorno senza prenotare: si chiama Giancarlo Baghetti, al tempo famoso corridore di Formula Uno. Mangia e gli piace. Passa la voce. Arriva la giornalista Camilla Cederna, che abitava in piazzetta Brera. Poi Maria Vittoria Mussolini, che faceva la fotoreporter. Poi i pittori, stilisti, industriali, attori, intellettuali, modelle e rampolli delle grandi famiglie, che lo eleggono tra il luoghi della "dolce vita" milanese.
E così è da decenni, un tutto prenotato che rende ambita una sosta gastronomica a La Torre di Pisa, dove continua a darsi appuntamento l'élite di Milano per il piacere della vera cucina toscana.

Per data di nascita e per i personaggi che continuano a frequentarla, la Trattoria Torre di Pisa, nel 2002, ha ricevuto dalla Camera di commercio di Milano il riconoscimento che l'annovera tra i pubblici esercizi più antichi della città.
Oggi, la storica trattoria è di proprietà di Alberto Cortesi, toscano purosangue che, dagli anni Sessanta, firma i ristoranti di successo di Milano e che ha voluto e saputo conservare intatti spirito e sapori di questo piccolo lembo di terra toscana nel cuore di Brera.


Nelle foto: L'Accademia di Brera negli anni Settanta e, in alto, via Fiori Chiari all'inizio degli anni Sessanta (Civico Archivio Fotografico di Milano).